mercoledì 29 settembre 2010

Piatto unico

Unico, irripetibile , eccezionale.
Unico esemplare da ammirare.
Unico figlio da coccolare.
Unica possibilità di salvezza.
Unica volta nella vita.
Unica cosa possibile.
Testo unico da consultare.
Strada a senso unico da percorrere.
Un artista unico al mondo.
Un prodotto veramente unico.

FORMA DI RISO AL CURRY

INGREDIENTI per 4 persone: 200 g. di gamberetti o di petto di pollo, 1 peperone verde,1 peperone rosso e 1 giallo, 150 g. di funghi coltivati o di altro tipo, 1 limone,150 g di prosciutto cotto a dadini, 400g di riso per risotti, 2 o 3 cucchiai di curry, olio, sale, parmigiano, burro.

PER LA BESCIAMELLA : 40 g di burro , 40 g. di farina, 2 dl di vino, 2dl circa di brodo di carne leggero o vegetale, sale, pepe.

Tagliare i peperoni a liste e cuocerli in poco olio.

Pulire i funghi e tagliarli a fette, cuocere in olio e un cucchiaino di succo di limone.
Conservarne alcuni per guarnizione. Lessare i gamberetti in acqua salata o cuocerli in padella con poco olio, mettere da parte i più grossi per la guarnizione.In caso si preferisca il pollo tagliarlo in bocconcini e saltarlo in padella con olio cuocendolo in bianco.
Tagliare il prosciutto cotto a piccoli dadi.Preparare la salsa besciamella: scaldare il burro in una casseruola, aggiungere la farina, diluire con il vino, sciogliere i grumi poi unire il brodo freddo, condire con sale e pepe e mescolando cuocere per 20 minuti a calore moderato.
Fare bollire dell’acqua in una pentola, aggiungere il sale e il curry e cuocervi il riso al dente poi scolare e condire con olio o burro e 3 cucchiai di parmigiano.

Mescolare alla salsa besciamella tutti i vari ingredienti preparati e scaldare un poco a calore moderato.

Fare bollire dell’acqua in una pentola, aggiungere il sale e il curry e cuocervi il riso al dente poi scolare e condire con olio o burro e 3 cucchiai di parmigiano.
Ungere di burro uno stampo o foderarlo con pellicola, mettere sul fondo i gamberetti o/e i funghetti tenuti da parte, quindi versare dentro il riso, pressare e lasciar riposare un attimo.

Al momento di servire sformare il riso sul piatto da portata, versare la salsa calda.
Servire subito.


lunedì 27 settembre 2010

Una storia di famiglia

Sua madre aveva quindici anni quando fu presa da quell’ uomo più grande di lei di trentacinque, che dirigeva la fattoria, perfino più vecchio di suo padre che all’epoca ne aveva quarantuno, e che, uomo troppo umile, non osò ribellarsi al fattore, il quale poteva affamare tutti loro, anche perché la fanciulla terrorizzata e, forse anche minacciata da quel vigliacco, mai dichiarò apertamente il nome del colpevole.
La vergogna colpì la famiglia, gettando nel disonore la fanciulla e le sue tre sorelle; la maggiore fu lasciata dal fidanzato, allora non c'era freno al pregiudizio.
Lui era nato così, senza che quel padre lo riconoscesse come figlio legittimo, neppure molti anni dopo, quando, ormai settantenne, sposò sua mamma “per non lasciarla in mezzo ad una strada”come ebbero a sentire le orecchie del giovane uomo, che a scuola più volte aveva dovuto sopportare di essere chiamato bastardo, da quei compagni crudeli che ripetevano le parole degli adulti.
Un bambino difficile, amato dai nonni e dalle zie, ma non abbastanza da quella madre bambina che si era chiusa in sé stessa, perdendo la voglia di vivere, negando a lui un vero affetto, ammalandosi precocemente di parkinson, per sposare infine a quarant’ anni un vecchio egoista che le aveva rubato la spensieratezza degli anni più belli e la felicità di quelli futuri, e che da malata le fece procreare un altro figlio con tristi conseguenze, dimostrando la sua crudeltà senza limiti.
Un giovane scapestrato, intelligente, abile nel lavoro che però non riusciva a mantenere.
Le donne erano la sua occupazione preferita, dotato della bellezza ereditata dalla madre e di notevole simpatia non faticava a farle innamorare.
Sempre alla ricerca di un qualcosa che aveva in lui radici lontane, la fortuna spesso gli arrideva ma le dava un calcio per sbadataggine o forse ingenuità.
Farsi una famiglia gli sembrò una soluzione ai suoi problemi, una moglie innamorata,
due figli …
Però quella smania tornò a farsi sentire e si concretizzò in una scelta quando si presentò l’occasione, andare via , all’estero, per lavoro, per realizzare qualcosa o per lasciare qualcos'altro alle spalle.
In un primo tempo tutto sembrò andare bene, ma quando conobbe quella splendida donna greca l’amore sempre inseguito e mai raggiunto lo avvolse.
La sua prima famiglia lo lasciò dolorosamente libero, affrontò il suo nuovo destino, ebbe un altro figlio, che purtroppo lasciò bambino, perché la morte volle togliere precocemente al suo ultimogenito, quello che a lui non era mai stato concesso.

POMODORI CON TZATZIKI

Ingredienti per 4 persone: 4 pomodori maturi ma sodi

Per lo Tzatziki:una confezione di yogurt greco Total 0%,1 cetriolo, 1 o 2 spicchi d’aglio, 1 cucchiaio d’olio extravergine, sale , pepe, erba cipollina o aneto, aceto q.b.

Tagliare a metà i pomodori svuotarli e salarli un poco, tenerli capovolti per scolare l’acqua.
Lavare e grattugiare il cetriolo
( se è fresco anche con la buccia) molto grossolanamente. Porlo in un colino contenuto in una ciotola e far scolare l'acqua di vegetazione per almeno 1 ora. Trascorso il tempo necessario strizzare il cetriolo con il dorso di un cucchiaio per eliminare tutta l’acqua.
Tritare l’erba cipollina o l’aneto.
Tritare finemente l’aglio magari passandolo nello spremi aglio o pestandolo in un mortaio per ricavarne proprio una crema.
Amalgamare lo yogurt con tutti gli ingredienti, aggiungere olio e aceto quanto basta, aggiustare di sale e pepe.
Si conserva in frigorifero per circa una settimana.
Al momento di servire l'antipasto riempire i mezzi pomodori con lo tzatziki, decorare con erba cipolline o con qualche oliva.
Per l'aperitivo utilizzare pomodori ciliegini.
Potete servire lo tzatziki anche su dei crostini di pane tostato
o ancora come contorno per il pesce o per la carne.

domenica 19 settembre 2010

A Sara.


Foglie d'indivia farcite
Ingredienti per 8 persone:

16 foglie d’indivia, 1 petto di pollo, odori(carota, cipolla, basilico, prezzemolo), 1 vasetto di cipolline bianche sottaceto, qualche cucchiaio di maionese, erba cipollina o prezzemolo tritato, sale, pepe, olio extravergine.

Lavare le foglie d’indivia e lasciarle asciugare.
Dividere in due parti il petto di pollo metterlo in un tegame con gli odori, poco olio e acqua, salare e lasciar cuocere in bianco a tegame coperto.Portare il pollo a cottura senza farlo rimanere del tutto asciutto farlo freddare nel brodo di cottura.
Una volta freddo frullarlo con un po’ della sua acqua di cottura.Scolare dall’aceto le cipolline e tritarle a pezzettini(si può utilizzare il robot).
Unire al pollo le cipolline tritate(la quantità di cipolline può variare secondo il gusto personale), qualche cucchiaio di maionese e  se occorre ancora brodo di cottura; il composto deve risultare denso e ben legato.
Aggiustare con sale e pepe.Disporre le foglie in un vassoio, se rotondo appariranno come i petali di un fiore.
Formare delle quenelle con il composto di pollo utilizzando due cucchiai.Adagiare ogni quenelle in una foglia di indivia.
Spolverizzare con l'erba cipollina (o prezzemolo)tritata finemente.

Decorare il vassoio con il cuore dell'indivia, fili di erba cipollina (fiocchetti) e steli di prezzemolo infilati nel fondo.
Questa salsa di pollo si può utilizzare anche per dei crostini.

sabato 18 settembre 2010

Settembre e fichi

Mamma ho fame!!
Dalla madia tira fuori una bozza di pane, ne taglia una fetta e me la porge.
Poi via di corsa sotto il fico, piccoli salti per agguantare i rami che si protendono carichi di frutti verso terra.
Come sono dolci!
Il pane si impregna dell'inconfondibile gusto.
Sto per buttarne uno che è un po' spaccato.
Che fai? E' il più zuccherino, per questo l'hanno beccato gli uccelli!!
La mamma ha ragione!
Mi immagino l'uccellino intento a beccare.
E adesso....

cerco di volare verso i sapori della mia infanzia.


PASTA SETTEMBRINA

Ingredienti per 4 persone:
1 grossa cipolla bianca, 8 fichi più alcuni piccoli per accompagnamento(2 o 3 a testa), 100g di pancetta o guancia(a piacere) 400g di pasta corta, parmigiano o pecorino q.b, sale, pepe, ½ bicchiere di vino bianco, olio extravergine.

Affettare sottilmente la cipolla, farla appassire in acqua ed olio.
Tagliare i fichi con la buccia a pezzetti.
Unire i fichi alla cipolla portandoli a cottura con il vino bianco, salare.
Tagliare a metà i fichi rimasti, mettere al fuoco poco sale e zucchero in una padella antiaderente, e far candire i fichi su entrambe i lati.
Cuocere la pasta, scolare al dente e saltare nella padella con il condimento ai fichi.
Spolverizzare generosamente con parmigiano o pecorino grattato o a scaglie e pepe macinato fresco. Accompagnare con i fichi canditi.
Se vorrete rendere più saporita la pasta aggiungere alla cipolla, poco prima di mettere i fichi, delle striscioline di pancetta o guancia affettate sottilmente. A parte far rosolare alcune fettine di pancetta intere in una padella antiaderente, metterle alla fine sulla pasta, nel piatto, per decorare.



CLAFOUTI’ DI FICHI E PESCHE

Ingredienti:
3 o 4 pesche, 10 fichi, 3 uova, 6 cucchiai di zucchero semolato più quello necessario per la teglia e la doratura, 200ml di panna fresca o latte, 80/ 100g di farina, burro q.b, 1 stecca di vaniglia, un pizzico di sale.

Imburrare una teglia e spolverizzare di zucchero.
Tagliare i fichi a metà e le pesche con la buccia in 4 spicchi.
Disporre la frutta nella teglia con la buccia a contatto con il fondo della teglia.
Mescolare le uova con lo zucchero, aggiungere un pizzico di sale e i semi della bacca di vaniglia.
Aggiungere la farina e la panna, si dovrà ottenere una pastella semi fluida.
Versare il miscuglio sulla frutta e mettere in forno statico a 180° per 25/30minuti.
Spolverizzare il clafoutì con zucchero semolato, rimettere in forno con grill delicato o funzione ventilata e far colorire la superficie.
Servire il dolce tiepido accompagnato con quenelle di gelato morbido alla vaniglia o di panna montata profumata di cannella.
E’ buono anche freddo, ideale per la colazione, la merenda ma anche come fine pasto.
L‘impasto del clafoutì può essere aromatizzato con cannella, limone o liquore a piacere, alla farina può essere aggiunta farina di mandorle o di cocco in quantità di 2 cucchiai.

mercoledì 15 settembre 2010

IL CASONE

“Il Casone” era chiamata la grande casa colonica dove Renato e Cesarina vivevano con la loro famiglia.
L’abitazione era isolata, abbastanza lontana dal paese e loro vivevano riservati e chiusi nel loro mondo.
In seguito ho compreso che, in genere, i contadini erano abituati a non fidarsi perché spesso erano ingannati e sfruttati ed avevano sul collo il fiato del proprietario delle terre, che compariva all’improvviso. Del resto le loro condizioni di vita e di fatica li spingevano a qualche piccolo inganno per sbarcare il lunario.
Ai miei occhi di bambina apparivano piuttosto severi, i loro silenzi mi intimorivano un poco e le loro figlie, mie compagne di giochi, temevano il padre e la madre come allora era, del resto, per tutti noi bambini.
Cesarina era sempre in attività, lavorava nei campi per aiutare il marito, accudiva le bestie da cortile, teneva in ordine la casa, faceva il pane, il formaggio, collaborava nell’insaccare il maiale, cucinava di tutto, aveva un duro cipiglio ma pronto anche un sorriso.
Tante volte l’ho vista tirare la sfoglia per le tagliatelle del pranzo scostando un ciuffo di capelli che usciva dal fazzoletto, annodato sulla nuca, nel quale abitualmente raccoglieva i capelli, o mescolare la marmellata asciugando il sudore con un lembo del grembiule da cucina.
La sua corporatura robusta e il suo aspetto florido mi mettevano di buon umore, ma lei si concedeva poco e dovevi essere molto attenta per cogliere un suo gesto d’affetto.
Renato aveva un atteggiamento ancora più ruvido, magro, con la pelle cotta dal sole che conferiva ancora più durezza al suo aspetto, era di poche parole che scandiva con decisione e che io fra l’altro non comprendevo perché parlava solo stretto dialetto emiliano, ciò contribuiva a farmelo sentire distante, quasi ostile, sembrava che noi bambine non ci vedesse nemmeno.
Quel giorno ero andata al Casone per giocare con Paola e Luisa, ma la prima , la più grande, doveva aiutare il padre che stava arando, lei aveva il compito di condurre la vacca mentre il padre spingeva l’aratro.
La sorellina osservava al margine del campo, mentre le madre toglieva le radici delle erbacce più impertinenti.
Quando Paola ci vide allontanarci per i giochi provò a chiedere ai genitori di seguirci ma il padre le parlò in tono aspro cose incomprensibili ai miei orecchi, però ne avvertii la perentorietà.
Mentre mi allontanavo vedevo scendere, sulle zolle aride, le lacrime della mia amica e in quel momento mi ritenni una bambina fortunata, io ero lì in villeggiatura.
Più tardi Paola ci raggiunse ma era triste, senza entusiasmo per i giochi.
La madre ci chiamò in cucina per la merenda e le parlò, la bambina rossa in volto per la rabbia accumulata si sfogò con lei, dalla quale, mi sembrò di intendere, si sarebbe aspettata forse più solidarietà e magari un’intercessione nei confronti del padre, almeno credo… sempre per via della mia difficoltà a capire il dialetto.
Tutto si acquietò davanti ad un piatto di uova in camicia coperte con una squisita e profumata salsa che sembrava provenire direttamente dall’orto, per me Cesarina era perdonata.


SALSA DEL CASONE
Ingredienti: 4 zucchine, 1 peperone, 3 cucchiai di prezzemolo tritato, 5 o 6 pomodori maturi, mollica di pane q.b, aceto di vino q.b., olio extravergine, sale, pepe.

Mettere la mollica a bagno nell’aceto
Porre una casseruola al fuoco con olio e prezzemolo(fig.1), far scaldare poi aggiungere le zucchine tagliate a piccoli dadi(fig.2), unire anche il peperone a dadini(fig.3) e coprire.
Spellare i pomodori e tagliarli a piccoli dadi e metterli nella casseruola(fig.4).
Cuocere finché le verdure appaiono cotte ma intere(fig.5).
Unire la mollica di pane intrisa d’aceto e amalgamare finché il pane scompare, controllare la cottura perché a questo punto la salsa tende ad attaccarsi(fig.6).
Questa salsa si presta per accompagnare uova in camicia, carne ai ferri o pesce.
Ideale per preparare dei crostini o delle tartellette, in tal caso si potrà aggiungere dell’uovo sodo sbriciolato(fig.7).
Si può conservare sotto vuoto,quindi versare la salsa in piccoli vasetti col tappo a chiusura ermetica.
Farli sterilizzare mettendoli in una pentola coperti di acqua fredda e dall’ebollizione calcolare 25/30minuti.
Far freddare i vasetti nell’acqua di sterilizzazione.

martedì 14 settembre 2010

Nozze di diamante

Un anno fa ho definito il loro matrimonio una ciambella riuscita , credo che ciò si possa confermare nell'anniversario del loro sessantesimo di matrimonio.
La splendida coppia è stata festeggiata da parenti ed amici con un dolce rinfresco.
Un'inaspettata calda serata di fine estate ha accolto il loro bacio al taglio della torta, quasi a voler suggellare un'unione tanto fortunata che li vede sereni, insieme, in buona salute, a 87 anni.
Le nozze di diamante non sono un festeggiamento frequente, a Franco e Liliana auguriamo ancora di più.
I dolci sposi nei giorni successivi hanno commentato la festa con grande soddisfazione, ma la cosa che più mi ha sorpreso è stato sapere dalla sposa, che la notte del sessantesimo anniversario ha indossato la camicia da notte della sua prima notte di nozze, complimenti a Liliana per aver mantenuto intatto il suo amore e per la sua linea!!

Pandispagna alle tre creme: pasticcera, cioccolato e caffè
Friabili gusci di pasta frolla per contenere crema e frutta, confettura di arance e ganache al cioccolato. Non potevano mancare le pesche di Prato per questa coppia che a Prato ha vissuto e vive la propria vita.
Pesche di Prato


Ingredienti per circa 40 pesche:
550g di farina 0, 120g di zucchero, 120g di burro, 5 uova, 20g di lievito di birra, 20g di miele d’acacia, un pizzico di sale, 35g d’acqua, aroma di vaniglia.

Primo impasto:
mettere nell’impastatrice 150g di farina,1 uovo, 30g di zucchero, il lievito, 30g di burro morbido e l’acqua. Impastare finché il composto non risulterà liscio ed elastico. Far lievitare finché il volume risulta triplicato. Si può tenere in frigo anche tutta la notte.
Secondo impasto:
mettere nell’impastatrice tutti gli ingredienti rimasti . Appena sono amalgamati aggiungere il primo impasto già lievitato e lavorare finché l‘impasto risulti elastico. Lasciar lievitare fino a raddoppiare il volume.
Con l’impasto fare un filoncino e tagliarlo in pezzetti di circa 8 g ciascuno.Tornire i pezzi di pasta fino ad ottenere delle palline lisce che adagerete su carta da forno. Far riposare le palline. Dopo 10 minuti schiacciarle un poco con il palmo della mano. Far lievitare a 18°-20° per 4 o 5 ore. Cuocere per 6 -7 minuti a 220°.

CREMA PASTICCIERA

Ingredienti: 1 uovo e 1 tuorlo, 100 g. di zucchero, 10 g. di zucchero vanigliato o aroma di vaniglia o i semi di mezza bacca, 2 o 3 (la differenza di amido è in base alla densità che si vuole ottenere, con 3 cucchiai si otterrà una densità adatta a farcirture compatte) cucchiai colmi di amido di frumento(frumina ), ½ litro di latte caldo.

Sbattere le uova con lo zucchero e l’aroma di vaniglia in un tegame che possa andare sul fuoco, unire l’amido di frumento continuando a mescolare, infine unire il latte bollente.
Mettere sul fuoco moderato e mescolare con una frusta finché la crema non raggiunga l’ebollizione.Lasciar cuocere cinque minuti continuando a mescolare. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare mescolando ogni tanto oppure mettere a contatto sulla superficie la pellicola che impedirà il formarsi della crosta. Preparare la crema con un giorno d’anticipo conservandola in frigo. Al momento di usarla mescolare bene  con una frusta o con un  frullino elettrico.

BAGNA: 80g acqua, 120g di zucchero, 60g alkermes .
Portare a d ebollizione acqua e zucchero, spengere. Lasciar intiepidire a 35°, unire l’alkermes .
Con un coltello bucare leggermente le palline di pasta brioche nella superficie che tocca la teglia, quindi inzupparle nella bagna tiepida.
Con l’aiuto di un sac a poche riempire il buco delle palline di crema lasciando che copra leggermente il resto della superficie in modo che accoppiando due palline si ottenga una leggera fuoriuscita della crema.Infine rotolare la pesca nello zucchero e decorare con arancia o una mezza ciliegia candite e una foglia di menta
.
I classici occhi bue che piacciono a grandi e piccini.
Candide scatoline di meringa con delicata crema di limone e frutti di bosco.


CREMA AL LIMONE
INGREDIENTI: 2 limoni – 2 uova intere- 150g di zucchero circa- 30 g di frumina- 375g d’acqua- qualche cucchiaio di crema pasticcera o di panna montata.

Spremere i limoni, tritare molto finemente la scorza di uno di essi (solo la parte gialla) con un po’ di zucchero.
Frullare le uova con il restante zucchero, unire la frumina, la scorza tritata, il succo di limone e l’acqua. Cuocere la crema sul fuoco finchè non addensa.
Far freddare la crema e poi mettere in frigorifero.
Prepararla con un giorno di anticipo. Prima di usarla  unire qualche cucchiaio di crema pasticcera molto densa o di panna montata e mescolare delicatamente.
Riempire le scatoline di meringa, adagiare alcuni frutti di bosco, mettere un goccio di crema sotto il piccolo coperchio e chiudere.Questa crema si può servire anche in coppette mescolata a pezzetti di ananas, diventerà così un ottimo e fresco dessert di fine pasto.


Con questa ricetta parteciperò al concorso

lunedì 6 settembre 2010

Incontriamoci in cucina


Beviamoci su....
Cocktail di pesche ed uva
Sbucciare due pesche.
Tagliare una metà in 6 fette e cospargerle con zucchero a velo e poco succo di limone.
Frullare le pesche rimaste con il resto del succo di limone, 2 cucchiaini di zucchero, aggiungere 3/4 di bicchiere di acqua tonica e frullare fino ad ottenere un succo di media densità.
Profumare con un bicchierino di vodka alla pesca.
Tagliare a metà alcuni chicchi d'uva, togliere i semi.
Disporre nei calici il succo, far scivolare in ognuno 2 spicchi di pesca e decorare con i mezzi chicchi d'uva.

venerdì 3 settembre 2010

Una volta nella vita

Era salita in aereo con la testa ma non con il cuore.
La parte razionale di me si era fatta convincere che era il mezzo migliore per raggiungere Parigi velocemente.
La parte emotiva però mi aveva tenuto inchiodata alla poltrona, rifiutandosi di farmi guardare fuori dal finestrino se non per qualche discreta e furtiva sbirciatina.
Parigi ci aveva accolto come una vera signora da salotto sa fare.
Ci incuriosiva, ci coccolava, ci stimolava a conoscere e a guardare.
Le uniche pause erano quelle che ci concedevamo per i pasti.
Ci piaceva visitare i mercatini e i piccoli supermercati, dove, guidati dai sensi, ci dedicavamo all’acquisto di formaggi, salumi, salse che andavano ad arricchire fragranti baguette.
Quando non puoi consumare un pasto caldo la cosa migliore è farsi un buon panino, intendo di quelli su misura, con le specialità del luogo; quando lo addenti ne conosci il mistero, il dentro e il fuori si uniscono in un morbido abbraccio.
Ma doveva accadere….
Passavamo davanti ad una delle famose catene di fast food , così mia figlia ispirata dichiarò che “una volta nella vita “ dovevo provare un loro panino.
Rinunciai all’invenzione del mio panino quotidiano ed entrammo.
I colori e le scritte mi aggredirono ma decisi di non fare l’antipatica e trattenni i commenti, mi lasciai consigliare e restai in attesa.
Panino, patatine fritte, ketchup e maionese in piccole bustine.
Il sapore che mi invase la bocca era anonimo, qualche morso e fu tutto finito.
Mi restò fame “di gusto” ed una notevole delusione.
Conclusi con le patatine e le salse nelle quali però non riconobbi i sapori a cui sono abituata.
Intanto nei miei occhi, guidati dal pensiero, scorreva una carrellata di formaggi francesi, potevo scegliere mentalmente il panino del giorno dopo.
KETCHUP
Ingredienti:2 cipolle rosse, 2 carote, 2 coste di sedano, ½ bicchiere d’olio extravergine, 1 kg e ½ di pomodori maturi, 2 peperoni rossi, 50/60 g di zucchero, 2 foglie di alloro, timo, cannella, 1 cucchiaio di senape, sale ,pepe,80g di aceto di mele.

Tritare cipolle, carote, sedano(fig.1). Far imbiondire in una capace casseruola con tutto l'olio le verdure tritate.
Quando saranno appassite unire i pomodori maturi(fig.2) e i peperoni rossi tagliati a pezzi(fig.3) , lo zucchero(fig.4) e tutti gli aromi(fig.5 e fig 6 ), quindi unire l’aceto(fig.7). Pepare e salare poco perché la salsa cocendo tende a restringersi.
Cuocere bene il tutto(fig.8), ottenendo una salsa piuttosto densa (fig.9)poi passare attraverso un passino molto fine, controllare la densità della salsa ed eventualmente far ritirare al fuoco o aggiungere 1 o 2 cucchiaini di fecola stemprati in un po’ di salsa fredda. Assaggiare la salsa e se necessario aggiungete ancora sale e pepe.
Rimetterla su fuoco moderato e lasciar bollire piano per una decina di minuti ancora, quindi versare la ketchup calda in piccoli vasetti col tappo a chiusura ermetica(fig.10).
Farli sterilizzare mettendoli in una pentola coperti di acqua fredda e dall’ebollizione calcolare 25/30minuti. Far freddare i vasetti nell’acqua di sterilizzazione.
Si potrà personalizzare il gusto di questa salsa variando la quantità di zucchero o di aceto, di peperoni o aromi.La ketchup può accompagnare patatine fritte(fig.11 e fig12), hamburger, wustell, ma si adatta in genere a carne e pesce lessi o alla griglia.
Indispensabile per ottenere la salsa rosa di accompagnamento ai crostacei.
Questa salsa fatta in casa è molto diversa da quella che di solito viene proposta dall’industria conserviera, in genere piace a grandi e piccini.